| Cenni
Storici e Curiosità
Il tartufo, delizioso frutto della terra , è un vero
e proprio tesoro sotterraneo. Con il suo intenso profumo
e originale sapore è tra i più misteriosi esseri del
regno vegetale.
Una protuberanza che già nell' antichità meravigliò botanici
e naturalisti e ancora adesso conserva gelosamente
i suoi segreti. I Romani lo chiamavano semplicemente "tuber" che
in latino significa gonfiore, bitorzolo. Aristotele
ed altri autori antichi come Pitagora gli attribuirono
facoltà afrodisiache, Plutarco era convinto che si
formasse in seguito a turbolenze atmosferiche, col
favore dei tuoni e fulmini, che derivasse da strane
radici vaganti staccatesi dalle piante madri, o grumi
prodotti da fermentazioni della terra. Solo verso il
secolo XII cominciò ad usarsi il nome di "terrae tuffolae" che
si contrae in "tartuffole" da cui "tartufo".
La micologia (lo studio botanico dei funghi) ha fatto
luce su una parte dei segreti del tartufo, affermando
che si tratta di un fungo micorrizico, esso infatti,
per sopravvivere, instaura un rapporto di simbiosi
con la pianta ospite. Questa simbiosi consiste nello
scambio di soluti e sostanze nutritive fra la pianta
ed il micelio del fungo. Entrambi traggono grandi benefici
da questo legame.
Non tutte le piante sono idonee ad ospitare il tartufo
Nero di Roccafluvione le migliori sono: la Quercia,
il Carpino nero, la Roverella, il Cerro, il Nocciolo,
il Faggio.
Il tartufo Nero di Roccafluvione si sviluppa preferibilmente
su terreni derivanti dal disfacimento di rocce sedimentarie
calcaree del periodo Mesozoico e Cenozoico. I frutti
del Nero di Roccafluvione si sviluppano, in queste
vallate, in terreni freschi e ben drenati, al limitare
o all' interno di boschi misti di latifoglie a partire
da 500 metri fino a 900 - 1000 metri di altitudine,
preferendo un' esposizione fresca rivolta a Nord.
Il Nero di Roccafluvione fruttifica ad una profondità che
va dai 5 ai 15 - 20 cm. Per raccoglierlo è obbligatorio
l' uso di un cane addestrato e di un vanghino la cui
lama non deve superare i 6 cm. di larghezza. Non è permesso
dai vigenti regolamenti raccogliere più di un Kg. di
tartufo al giorno.
Se lo si acquista fresco, il tartufo va pulito accuratamente
con uno spazzolino sotto l'acqua corrente per eliminare
tutti i residui di terra. Non si può solo strofinare
come facciamo comunemente con i funghi normali; rischieremmo
di gustare tartufo e terra! Poi si fa asciugare e si
grattugia. Lo si copre d' olio extravergine d' oliva
ed eventualmente si aggiunge una punta di sale, ma
non tutti lo fanno. Trattato in questa maniera, il
tartufo può essere conservato in frigorifero per qualche
giorno.
Si utilizza crudo, cotto o sotto forma di succo, essenza
o concentrato. In commercio si trova sia fresco che
confezionato in barattoli sotto sale o tagliato a fettine
sott' olio.
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